Usa, la fuga delle aziende verso la Cina: un problema politico
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Washington (TMNews) - La fuga delle imprese verso la Cina è un fenomeno che colpisce tutti i Paesi occidentali, primi gli Stati Uniti le cui multnazionali da anni hanno scelto di produrre nella "fabbrica del mondo". Un tema che, in America, sta infiammando anche il dibattito politico, con lo stesso Barack Obama impegnato in prima persona. "Abbiamo una grande opportunità in questo momento - ha detto il presidente - riportare a casa le manifatture. Il mio messaggio ai grandi imprenditori è semplice: domandatevi che cosa potete fare per riportare posti di lavoro nel nostro Paese".C'è però una legge molto chiara nel mercato: quando si tratta di profitti il patriottismo non conta. E lo stesso Steve Jobs, nel suo ultimo incontro con il presidente, ammise che le imprese non stavano tornando in patria. Al di là del tema del costo del lavoro, con le tragiche implicazioni che proprio il caso Apple-Foxconn ha riportato agli onori della cronaca, ci sono però altri aspetti del problema: primo fra tutti quello che riguarda la scarsa preparazione del personale per le posizioni lavorative intermedie. "Bisogna dire la verità - spiega Bob Baugh, direttore del più grande sindacato americano - tocca al governo, tocca a noi come Paese avere una strategia. Sta a noi il compito di parlare agli imprenditori e ricordare che hanno degli obblighi verso il loro Paese".Il quadro è complesso, anche se i dati degli ultimi due anni sembrano indicare un cambio di tendenza. Ma gli analisti spiegano che si tratta di un fenomeno dovuto all'aumento dei costi in Cina e alla debolezza del dollaro. Insomma, non i frutti di una precisa strategia, solo le oscillazioni del mercato.
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